prima Sentenza in Italia condanna Volkswagen a risarcimento del 20%

da Giuseppe
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La prima sentenza italiana che condanna Volkswagen a risarcire un cliente: gli avvocati ci spiegano cosa ha convinto il giudice a dare ragione al cliente

Il dieselgate Volkswagen giunge a un nuovo epilogo, quello del risarcimento riconosciuto a un cliente italiano per la prima volta da un Tribunale. Abbiamo preso visione della sentenza n. 1855/2020 del Tribunale di Avellino (Seconda Sezione Civile) il 09 dicembre 2020 e approfondito con lo studio legale Avv. Luisa Caprio (in difesa del consumatore) i punti cardine che hanno portato alla condanna di Volkswagen. Il risarcimento del 20% per i danni materiali, seppure simbolico, rappresenta un precedente giurisprudenziale che allinea l’Italia ai Paesi (Germania e USA in testa) in cui Volkswagen ha dovuto risarcire i clienti a causa del Dieselgate.


DIESELGATE VOLKSWAGEN: PRIMO RISARCIMENTO IN ITALIA

La notizia della sentenza che condanna Volkswagen al risarcimento del primo cliente in Italia, non passa inosservata, se si pensa ai vari procedimenti respinti o in attesa di giudizio. Ecco perché abbiamo voluto capire come si è arrivati alla prima sentenza a favore di un cliente Volkswagen in Italia, oltretutto non basata su perizie tecniche. Secondo quando riportato dallo Studio legale: “Il Giudice del Tribunale di Avellino Dott.ssa Maria Cristina Rizzi ha accertato che la Multinazionale tedesca – nello specifico Volkswagen Aktiengellshaft Germania quale produttore e Volkswagen Group Italia quale importatore – ha messo in essere una condotta integrante la pratica commerciale ingannevole e comunque scorretta in quanto ha tratto in inganno il consumatore circa i valori delle emissioni di ossidi di azoto (NOx)“. Il procedimento presentato dal pool legale in difesa del consumatore, si fonda esclusivamente sugli artt. 21, 22 e 23 del Codice del Consumo disattesi – secondo l’accusa – da Volkswagen. Sulla base di questi elementi il giudice ha accertato anche la violazione del codice etico riconoscendo il risarcimento pari al 20% del prezzo dell’automobile.

L’AUTO DEL CLIENTE A CUI E’ STATO RICONOSCIUTO IL RISARCIMENTO VOLKSWAGEN

L’auto in questione è una Volkswagen New Beetle con motore Euro 5 EA189, praticamente quello al centro del richiamo tecnico anche in Italia. “La condotta è tale da indurre in errore il consumatore in ordine alle caratteristiche del veicolo stesso essendo stata omessa un’informazione centrale circa le emissioni in atmosfera in relazione dell’istallazione del software manipolativo defeat device”. Lo afferma lo studio legale che ci racconta nel dettaglio anche le motivazioni per cui il giudice ha respinto la tesi difensiva Volkswagen.

I CARDINI DELLA SENTENZA CHE CONDANNA VOLKSWAGEN

Ecco cosa ci spiegano gli avvocati dello studio Caprio riguardo alle tesi difensive di Volkswagen e perché sono state respinte:

– “La competenza territoriale, non del Tribunale di Avellino. Secondo Volkswagen sarebbe Verona (sede VW Italia) o il Tribunale di competenza rispetto al luogo di vendita dell’auto”. Ma lo studio legale ci spiega che per il giudice la competenza è di Avellino, in quanto luogo di residenza del consumatore che presenta il ricorso (art. 66 Codice del Consumo). “Contestualmente – trovando parere contrario del giudice – Volkswagen ha obiettato il fatto che, in qualità di professionista, il ricorrente non si può considerare un consumatore”;

– “Volkswagen ha sostenuto l’assenza di qualsivoglia manipolazione. Per il giudice è sufficiente la documentazione prodotta dalla controparte a dimostrare la condotta contestata”. I legali qui fanno riferimento alle sanzioni irrogate all’estero ma soprattutto alla lettera di richiamo tecnico inviata anche ai clienti in Italia;  

– L’assenza di perizie tecniche come prova dell’esistenza del danno sull’auto. “Il giudice ha ritenuto il fatto denunciato ai limiti del fatto notorio, in quanto abbiamo esibito documentazione proveniente anche dall’estero”, spiegano gli avvocati;

– Le responsabilità legali del rivenditore. “Volkswagen, in qualità di produttore e di distributore rispettivamente, chiama in causa il concessionario”. Lo studio legale ci spiega in effetti che: “Molte sentenze italiane hanno dato ragione a Volkswagen. Ma in questo caso il giudice ha precisato il fatto che il ricorrente non lamenta un danno all’auto, per cui risponde il venditore come stabilisce il Codice del Consumo. La pubblicità ingannevole lamentata dal consumatore, l’ha subita anche la concessionaria”.

La sentenza che condanna Volkswagen a risarcire il primo cliente in Italia “è un’innovazione”, spiega lo studio legale, e apre al risarcimento possibile per tutti i consumatori italiani. Ad oggi però non sappiamo ancora se Volkswagen farà ricorso.


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