Nuovi record per l’azionario, in barba al rischio inflazione

da Giuseppe
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I dati sul mercato del lavoro USA non hanno soddisfatto le aspettative. Le buste paga non agricole si sono attestate a 49.000 (gennaio), quasi in linea con le previsioni degli analisti, ma molto probabilmente alcuni investitori si aspettavano dati più consistenti in virtù del fatto che altri indicatori del mercato del lavoro come l’ADP e i PMI suggerivano una ripresa economica più vivace.

Il dollaro, dopo la pubblicazione, è stato oggetto di forti movimenti. Un rallentamento della ripresa implica che la Fed probabilmente continuerà a pompare liquidità più a lungo del previsto e come spesso accade le cattive notizie economiche rappresentano una “good news” per i mercati azionari. L’indice chiudeva la settimana facendo registrare un nuovo record, che poi è stato ulteriormente ritoccato durante la sessione asiatica (sessione che ha fatto segnare record assoluti anche per altri listini, compreso).

Ricordiamoci che la valanga di stimoli dello scorso anno è stata la vera forza motrice dell’incredibile rally del mercato azionario. Gli ultimi step dell’amministrazione Biden confermano che i Democratici non cercheranno il dialogo con i Repubblicani, ciò significa che faranno passare il pacchetto di stimoli rapidamente e la speranza degli investitori è che non venga diminuità la quantità.

L’ottimismo per la spesa pubblica fa sì che i mercati stiano trascurando molti dei rischi al ribasso. Durante il fine settimana, ad esempio, un autorevole studio clinico ha evidenziato che il vaccino AstraZeneca fornisce solo una protezione limitata contro il ceppo sudafricano del virus.

Il lato positivo di tale studio è che la protezione è limitata nei casi lievi della malattia, mentre sembra offrire protezione adeguata nei casi gravi. Tuttavia, vale la pena tenere d’occhio questo rischio perché qualora i vaccini si dimostrassero inefficaci anche contro una singola mutazione, le tempistiche della ripresa globale potrebbero essere posticipate di diversi mesi.

L’altro rischio latente è l’inflazione. Economisti di spicco hanno iniziato a sostenere che il pacchetto da $ 1,9 trilioni surriscalderà l’economia e scatenerà un’epidemia inflazionistica che a sua volta costringerà la Fed ad alzare i tassi. Fed che finora ha dichiarato di non avere alcuna intenzione di reagire agli eventuali picchi di inflazione perché molto probabilmente si tratterebbe di un episodio transitorio.

Va detto tuttavia che se l’inflazione superasse il 3%, la Fed potrebbe cambiare rapidamente view. E questo è più che probabile considerando tutta la spesa federale, gli alti risparmi, la domanda repressa, l’aumento vertiginoso dei prezzi dell’energia e delle materie prime e le interruzioni della catena di approvvigionamento. Gli ultimi dati sull’inflazione CPI sono attesi mercoledì e saranno attentamente monitorati.




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