Allarme in Usa, manca la carne. E Beyond Meat vola in Borsa

da Giuseppe
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I macelli del colosso Jbs sono bloccati da un attacco hacker, forti rincari nei supermercati: una “steak” costa il 60% in più di due mesi fa. Gli investitori scommettono sui produttori di “finta carne”, rialzo al del 10%. Forte interesse per l’espansione in Asia

Il gruppo REvil ha scagliato un ransoware contro il secondo produttore Usa di carne.

Negli Stati Uniti Uniti è allarme carne: ce n’è poca e costa sempre di più. Il rincaro era già partito nei mesi scorsi con la riapertura dei ristoranti e con l’arrivo della bella stagione che stimola gli americani, ormai in gran parte vaccinati, a organizzare i loro tradizionali barbecue. I prezzi hanno accelerato in maniera impressionante negli ultimi giorni quando in alcune aree del Paese la carne ha iniziato a scarseggiare a causa dell’attacco hacker che dallo scorso weekend sta bloccando buona parte dell’attività di Jbs, il colosso brasiliano, primo produttore al mondo di carne e secondo negli Stati Uniti.

A festeggiare sono gli azionisti di Beyond Meat (NASDAQ:), la famosa azienda che produce e vende prodotti alimentari con la forma, il colore e il sapore della carne, ma rigorosamente a base di vegetali. Mercoledì 2 giugno le azioni di Beyond Meat sono schizzate in rialzo al Nasdaq del 10% a 148 dollari, portando la performance dall’inizio dell’anno a +18%.

Secondo un articolo del New York Times, l’aumento della domanda di carne si sta scontrando con la difficoltà delle aziende a reclutare personale, per cui i macelli stanno lavorando a ritmi ridotti rispetto alla loro capacità. Il risultato è un aumento del prezzo all’ingrosso della carne di manzo del 49% da metà marzo a oggi, con le famose steak americane salite addirittura del 64% secondo una rilevazione del Dipartimento dell’Agricoltura Usa.

“Improvvisamente ci siamo tutti svegliati rendendoci conto che non abbiamo abbastanza prodotto”, ha dichiarato Altin Kalo, capo-economista della società di ricerche Steiner Consulting Group, che pubblica analisi e previsioni sull’industria delle proteine.

Lo stesso gruppo che 15 giorni fa ha attaccato l’oleodotto Colonial Pipeline.

In questa situazione già critica è arrivato nel weekend l’attacco ransomware che ha bloccato l’attività dei macelli e delle linee di confezionamento di Jbs in America, in Australia e in Canada, con pesanti conseguenze anche in Cina, il primo Paese al mondo per l’importazione di carne di manzo.

Con sede a San Paolo, la brasiliana Jbs possiede stabilimenti in 20 Paesi ed è il primo fornitore di carne alla Cina. Negli Usa Jbs fornisce circa il 25% della domanda nazionale di carne di manzo, di maiale e di pollo.

A condurre l’attacco ransomware contro Jbs è lo stesso gruppo di hacker, chiamato REvil, che il mese scorso ha bloccato il Colonial Pipeline, il principale oleodotto che rifornisce di benzina e cherosene la parte orientale degli Stati Uniti. Dal 2000 a oggi REvil ha condotto 237 attacchi contro aziende e altre organizzazioni: si impossessa di dati indispensabili per il funzionamento dell’organizzazione e li rilascia dopo il pagamento di un riscatto, normalmente in criptovaluta. Jbs ha detto che fra mercoledì e venerdì l’attività dei suoi impianti dovrebbe tornare alla normalità e non ha risposto alla domanda se ha pagato un riscatto.

Non ci sono indizi sulla nazionalità degli hacker che si celano dietro la sigla REvil. Si sa che operano con server collocati in Paesi come la Russia, l’Iran, la Siria in cui le autorità non collaborano alle indagini.

Nel 2020 le vendite di “finta carne” in Asia hanno raggiunto i 16 miliardi di dollari.

Intanto, anche senza l’incidente dell’attacco hacker, la “finta carne” sta prendendo sempre più piede nel mondo, recentemente anche in Asia. Beyond Meat e i concorrenti Impossible Foods e Nestlè sono già presenti in molti Paesi dell’area, dove cresce la domanda di prodotti alimentari a base di vegetali da parte di un pubblico più consapevole dei problemi alla salute umana e alla protezione dell’ambiente causati dal consumo di carne animale.

Nel 2020 le vendite di finta carne in tutta l’Asia hanno raggiunto i 16,3 miliardi di dollari e si prevede che arriveranno a 20 miliardi nel 2025, secondo le previsioni di Euromonitor.

Beyond Meat vende i suoi prodotti in 118mila esercizi commerciali in oltre 80 Paesi. Ovviamente, il cuore dell’attività sono gli Stati Uniti dove nel 2020 ha realizzato l’80% dei 407 miliardi di fatturato. Gli analisti si aspettano che i ricavi crescano quest’anno del 40% a 566 milioni, per proseguire con lo stesso ritmo negli anni successivi fino a superare 1,2 miliardi di dollari nel 2023, primo anno in cui Beyond Meat registrerà un utile (quest’anno la perdita è prevista a 60 milioni di dollari).
Alla quotazione attuale la società capitalizza 9,1 miliardi di dollari, ovvero 16 volte il fatturato previsto per quest’anno. Un po’ troppo per gli analisti: su 20 esperti che seguono il titolo, 10 hanno raccomandazione Neutral, quattro Buy e sei Sell. La media dei target price è 116 dollari.




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