Perché la nuova stretta di Pechino sulla tecnologia favorirà le società Usa

da Giuseppe
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L’Unione europea per molto tempo si è distinta con il Garante per la Protezione dei Dati Personali (GDPR- legge sulla privacy) e nonostante abbia in cantiere l’obiettivo di regolare l’intelligenza artificiale, gli Stati Uniti ed in particolare la Cina aumentando la pressione sulle loro tech potrebbero far svanire la sua influenza internazionale attraverso i propri standard normativi. Infatti a differenza di queste ultime, l’UE si basa sull’elaborazione di una “governance digitale” che si trova a metà strada tra quella Americana e quella Cinese.

Ma concentriamoci sul capitolo Cina.

Eravamo rimasti alla stretta del governo Cinese sui colossi tecnologici che intendevano quotarsi all’estero (rendendo più difficile la raccolta di fondi).

Infatti in questi ultimi mesi, la Cyberspace Admnistration of China (ente statale di vigilanza su internet) ha rafforzato la supervisione sui giganti tech che possiedono dati di almeno un milione di utenti (una soglia bassissima in un paese che sfiora il miliardo di persone) sottoponendoli a una verifica della sicurezza informatica, nello specifico sulla valutazione dei rischi per la sicurezza nazionale attraverso una bozza di legge, che si compone di 23 articoli.

Tutto ciò voleva avere come effetto, a detta di molti, quello di scoraggiare le quotazioni a Wall Street, e favorire Hong Kong.

Un esempio lampante è stato Didi Chuxing, finito sotto indagine due giorni dopo l’IPO da 4,4 miliardi di dollari. In pochi giorni il suo valore è crollato e non solo, oltre il danno c’è stata anche la beffa perchè è stato seguito anche dalla rimozione delle app dagli store cinesi di tutte le aziende controllate dalla società cinese e dalle multe “salatissime” inflitte per violazioni delle norme anti-trust, ad Alibaba (colosso dell’e-commerce cinese guidato da Jack Ma) con cui se l’è presa alla fine dell’anno scorso quando ne ha bloccato la quotazione a Shangai e Hong Kong, e ai videogiochi di Tencent etichettati “oppio spirituale” per i giovani. Hanno poi avviato una causa contro WeChat (una divisione di Tencent) un’app che milioni di consumatori usano per gli acquisti online, infatti secondo le regole in vigore per comprare sull’app bisogna avere 16 anni e non spendere più di 31 dollari al mese. Mentre molte, come Bytedance (ha lanciato tiktok) fitness Keep e Ximalaya, hanno deciso di ritardare la quotazione.

Ovviamente dietro queste scelte non c’è solo la preoccupazione per la propria economia, ma anche molta politica. la Cina ha paura di perdere il controllo dei dati  “sensilbili” dei cittadini che utilizzano questi servizi tecnologici. Ma ciò è davvero difficile perchè ci sono 240 società quotate negli Stati Uniti con una capitalizzazione che arriva a quasi 2 trilioni di dollari.

Ma non finsice qui.

Il governo cinese (SAMR – Amministrazione statale per la regolamentazione del mercato) ha annunciato nuove norme volte a contrastare la concorrenza sleale, limitando l’uso dei dati degli utenti da parte delle aziende.

Le piattaforme Internet non dovranno usare dati, algoritmi o altri mezzi per influenzare le scelte dell’utente (il cosiddetto dirottamento del traffico) acquisire o utilizzare illegalmente i dati di altri operatori commerciali, le società dovranno interrompere pratiche di marketing per ottenere maggiori commenti positivi, e che fino al 15 settembre è previsto un periodo di “raccolta feedback”. La bozza esclude la concorrenza sleale tra società di internet, ma non solo, avrebbe lcome scopo  quello di non permettere alle persone al di fuori del paese di possedere azioni di società tecnologiche.

Nella giornata di ieri le Big Tech Cinesi e l’Hang Seng Tech Index hanno vestito per il quinto giorno consecutivo di rosso, ciò è dovuto soprattutto alla bozza diramata dall’antitrust e dal fatto che gli investitori, preoccupati che le riforme siano lungi dall’essere concluse e che tali politiche continueranno ad essere introdotte stanno vendendo. L’incertezza del contesto normativo cinese continua a creare dubbi sul settore tecnologico, e più fondi uniti alla società di investimento di Soros hanno alleggerito la loro esposizione sulle società cinesi evitando parzialmente la “svendita” provocata da un giro di vite dello stato.

I titoli da seguire.

Alibaba (HK:) ha visto crescere le vendite dell’attività core di circa il 35% a 180 miliardi di yuan. Ma l’andamento su base trimestrale mostra un rallentamento della crescita, infatti nel quarto trimestre 2020 i ricavi avevano compiuto un balzo di oltre il 70%. Le revenue totali sono cresciute del 34% arrivando a 32 miliardi di dollari considerando anche il consolidamento dell’acquisizione del 36% di Sun Art (operazione da 3,6 miliardi di dollari), e l’utile derivante dagli investimenti di Ant Group è pari a 4,5 miliardi di yuan mentre i ricavi della divisione cloud computing sono cresciuti del 30% anno su anno. L’ebitda è scivolato a 6,45 miliardi, mentre l’utile netto attribuito agli azionisti è di 7 miliardi di dollari con un calo del 5%. Infine il free cash flow ha subito un calo netto del 76%. Nonostante tutto, la società ha alzato del 50% il programma di buyback.

Baba

Tencent (HK:) ha registrato ricavi totali pari a 1,24 miliardi di dollari nel secondo trimestre del 2021, in aumento del 15,5% anno su anno. I servizi di musica online sono aumentati del 32,8% arrivando a 457 milioni di dollari, mentre i ricavi da servizi di intrattenimento sono aumentati del 7,4% . L’utile netto della società è di 135 milioni di dollari e l’utile netto attribuito agli azionisti è di 128 milioni di dollari.

Tencent

Nel secondo trimestre del 2021 Baidu (HK:) ha registrato una crescita del fatturato del 20% su base annua arrivando a quota 4,86 miliardi di dollari, battendo tutte le stime. I ricavi del Core sono saliti del 27% su base annua (3,7 miliardi di dollari) grazie al Cloud che ha avuto una crescita del 71%. I ricavi del marketing online sono aumentati del 18% mentre del non online hanno avuto un aumento dell’80%. L’EBITDA rettificato è diminuito del 23% cioè di 400 punti base mentre il Core è sceso del 32%. Infine ha generato un flusso di cassa pari a 1,2 miliardi e per il terzo trimestre si prevede un fatturato di 5 miliardi di dollari circa con una crescita del 15% su base annua.

baidu

Detto ciò, la prospettiva del mercato sembra essere legata alle tensioni ancora presenti che potrebbero portare l’intero settore a soffrire nel breve periodo e a una  crescita “esponenziale” futura con l’attenuarsi delle decisioni più politiche che economiche.

La domanda sorge spontanea: quanto l’autorità cinese inciderà sui ricavi futuri delle sue tech? La creazione di una infrastruttura pubblica digitale che fornisce dati al governo potrebbe rallentare la crescita delle aziende cinesi (infatti è orientata a proteggere la politica del governo) e a beneficiarne potrebbero essere le Tech americane perchè le prospettive di regolamentazione negli Usa rimangono incerte (l’antitrust statunitense si concentra sul rafforzamento delle tutele dei consumatori) e i colossi potrebbero continuare a surclassare e acquistare futuri “rivali”, vincendo a livello globale.

“Quest’articolo è stato scritto a titolo esclusivamente informativo; non costituisce sollecitazione, offerta, consigli, consulenza o raccomandazione all’investimento in quanto tale non vuole incentivare in nessun modo l’acquisto di assets. Ricordo che qualsiasi tipo di assets è altamento rischioso e pertanto, ogni decisione di investimento e il relativo rischio rimangono a carico dell’investitore”.




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