Banche centrali, è il momento giusto per il tapering?

da Giuseppe
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Sono ormai settimane che parliamo una possibile inversione di rotta da parte di BCE e FED nella loro politica monetaria. Una diminuzione dell’acquisto di titoli e un aumento dei tassi di interesse sono argomenti molto discussi da tutti gli operatori di mercato. I dati usciti su tasso di inflazione e il trend della disoccupazione (negli USA) potrebbero dire a ben vedere. Come da manuale, un segnale inflattivo mette in discussione la bontà dei tassi di interesse correnti e ne auspica in aumento.
Se la BCE ha affermato più volte che per il momento non intende valutare uno switch della sua politica, gli ultimi verbali FED sembrano avvicinare sempre più un tapering, addirittura entro la fine dell’anno.

Come detto sopra, in teoria questa azione non fa una piega. Dobbiamo però porci due domande: i fondamentali economici attuali sono sufficienti per queste politiche? E secondo, come reagiranno i mercati a questa stretta?

Premessa da farsi è sicuramente quella che una situazione come questa, di tassi pari a zero o negativi non potrà protrarsi per sempre, inoltre consideriamo che questo mondo a tassi zero è in essere già da parecchio tempo.

Ma questo è il momento giusto oppure le BC dovrebbero aspettare ancora un po’?

Rispondendo alla prima domanda possiamo dire che le statistiche uscite nell’ultimo periodo mostrano un trend di ripresa. Teniamo in considerazione però il livello da cui partivamo, con una produzione in calo a quasi due cifre l’anno passato. Quindi questa operazione sembra ottima per porre rimedio al problema più impellente, un (temporaneo) aumento dell’inflazione, ma una volta risolto questo si potrebbero creare maggiori problemi di crescita economica vista la diminuzione di liquidità.
Secondo, come reagiranno i mercati a questo nuovo indirizzo.

Ci saranno reazioni (ci sono già state in parte, ma non credo che abbiano scontato del tutto la notizia) ed i listini perderanno terreno. Una volta passata la tempesta, temporanea sottolineo ancora, potranno riiniziare la loro corsa, spinti dalla crescita reale che, come detto sopra, avrà ancora margine visto lo stop produttivo causato dalla pandemia.

Piuttosto, sui mercati ci sarà da fare attenzione ad improvvisi crolli singoli da parte di aziende (o Stati?!) messi a dura prova negli ultimi 18 mesi e che una stretta monetaria potrebbe scrivere la loro fine.

Concludendo credo che l’economia reale non ne beneficerebbe di un aumento dei tassi d’interesse perché per curare un male (l’inflazione) ne potrebbe creare altri (difficoltà di finanziarsi e diminuzione della produzione).

Per i mercati oltre a scossoni temporanei, il non fare si rivelerà migliore del fare qualcosa per forza, considerando che un’operazione del genere non sposterebbe di molto i fondamentali.  Quindi al pari degli operatori di Borsa che dovrebbero non fare anziché fare, anche le Banche Centrali forse dovrebbero non fare nulla per il momento.




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