Assalto francese a British Telecom. Londra in allarme

da Giuseppe
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Altice, la società del miliardario parigino Patrick Drahi, ha annunciato di avere raggiunto una quota del 18% nel gruppo inglese delle tlc. Per ora non punta al controllo, ma l’obiettivo potrebbe cambiare. Alla Borsa di Londra il titolo BT perde il 5,7%.

Altice diventa il primo azionista di BT, seguita dall’americana T-Mobile.

Dopo Telecom Italia (MI:), un’altra grande “signora” delle telecomunicazioni europee rischia un take-over non amichevole. Da stamattina i rapporti tra Londra e Parigi sono diventati ancora più tesi dopo la notizia che il miliardario francese Patrick Drahi ha aumentato la sua quota in British Telecom, mettendo in agitazione il governo inglese che vede il rischio di un’acquisizione vera e propria.

BT Group (LON:) ha comunicato che la società francese Altice, controllata da Patrick Drahi, le ha reso noto di avere aumentato la sua partecipazione portandola al 18%. Con questa mossa Altice è diventata il primo azionista di BT. Altice era già presente nel capitale di BT con una quota del 12,1%, esattamente la stessa quota dell’americana T-Mobile (società controllata da Deutsche Telekom). Il terzo azionista è Norges Bank, il fondo sovrano di Oslo, con il 3%, seguito da altri fondi e investitori istituzionali con quote minori. Alla Borsa di Londra il titolo BT è in caduta del 5,7% a 1,64 sterline.

British Telecom, un pezzo di storia dell’Impero britannico.

Le origini di BT affondano nella storia dell’industria inglese, dato che la società fu fondata nel 1846 per gestire il primo servizio pubblico di comunicazioni via telegrafo. Passata sotto il controllo dello Stato, fu poi privatizzata negli Anni ‘90 del secolo scorso.
Negli ultimi anni il management di BT si è impegnato a convincere gli investitori a sostenere il suo piano per aggiornare la rete e fare della società un protagonista delle nuove tlc mobili, basate sul 5G. Dall’inizio del’anno il titolo BT è salito alla Borsa di Londra del 22% e la società ha raggiunto una market cap di 17,3 miliardi di sterline. Ma la performance degli ultimi cinque anni è un drastico calo del 54%. Secondo il consensus degli analisti, BT chiuderà il 2021 con un fatturato di 21 miliardi di sterline e un utile di 1,4 miliardi.

Drahi, nato in Marocco ed emigrato in Francia da adolescente.

Nato in Marocco ed emigrato in Francia quando era un adolescente, Patrick Drahi ha fondato Altice nel 2001. A giugno ha sollevato scalpore la sua mossa di investire 2,2 miliardi di sterline per acquistare il 12,1% di BT. Subito a Londra sono scattati i timori che l’imprenditore francese volesse puntare al controllo del gruppo. Bloccato per sei mesi dalla legge britannica sui takeover, che gli ha impedito di fare altri acquisti di azioni BT fino all’11 dicembre, Drahi ha detto oggi che non è sua intenzione scalare BT. Ma questo intendimento potrebbe cambiare a fronte di mutate circostanze, come per esempio la discesa in campo di altri soggetti intenzionati a lanciare un’offerta per acquisire il controllo della società inglese di tlc. In un comunicato Drahi dice che il suo gruppo è impegnato in maniera costruttiva con il board e il management di BT e “si augura di potere continuare nel dialogo”.

Grande agitazione del governo di Boris Johnson.

La mossa di Drahi ha messo in agitazione il governo del premier Boris Johnson. In una breve dichiarazione un portavoce ha detto stamattina che “il governo sta monitorando la situazione con attenzione”. E ancora: “Il governo è impegnato a promuovere la crescita del Paese attraverso l’infrastruttura digitale e non esiterà ad agire, se necessario, per proteggere la nostra infrastruttura nazionale delle telecomunicazioni”.
Il governo inglese aveva già in calendario di fare approvare nel prossimo gennaio nuove leggi che gli dovrebbero dare il potere di intervenire in acquisizioni che mettano a rischio la sicurezza nazionale. Il tema della sicurezza nazionale è lo stesso usato due mesi fa dal governo per bloccare l’acquisizione di Arm, società inglese che disegna chip, da parte dell’americana Nvidia (nota bene che attualmente Arm è di proprietà della giapponese SoftBank).


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