Eni si rafforza in Egitto. Schroders: il petrolio salirà nel 2022

da Giuseppe
0 commento

Nuovi permessi di esplorazione accordati dal Cairo al gruppo italiano, a BP (LON:) e a Energean. Previsti investimenti per 250 milioni di dollari. La società di investimento inglese si aspetta un forte incremento della domanda che spingerà le quotazioni del barile oltre i 100 dollari.

Eni (MI:) è il primo produttore in Egitto. Titolo in rialzo a Piazza affari.

Si rafforza la presenza di Eni in Egitto. Insieme alle compagnie inglesi BP e Energean, Eni ha ottenuto dal governo del Cairo i permessi di esplorazione di petrolio e gas in otto blocchi. In un comunicato il ministero del egiziano precisa che le compagnie assegnatarie dovranno realizzare investimenti per un minimo di 250 milioni di dollari costruendo non meno di 33 pozzi di perforazione. Buona la reazione di Eni in Borsa, dove l’azione sale dell’1,5% a 12,41 euro.
Eni opera in Egitto dal 1954 ed è il principale produttore di idrocarburi del Paese. Secondo dati provvisori, la produzione del gruppo italiano all’ombra delle piramidi è stata nel 2021 di 320mila barili di olio equivalente al giorno, pari al 19% della produzione totale del gruppo (1,7 milioni di barili/giorno).
Il rialzo di Eni nella prima seduta di Borsa del nuovo anno è in linea con l’apprezzamento del petrolio. La settimana scorso il greggio americano Wti ha guadagnato il 4,3% e oggi segna un ulteriore progresso dell’1% a 75,9 dollari al barile. Il sale dell’1,1% a 78,6 dollari.

Sul petrolio previsioni rialziste di Goldman Sachs (NYSE:).

Per quanto duramente impegnata nella transizione energetica con l’obiettivo di raggiungere la totale decarbonizzazione di tutti i prodotti e i processi entro il 2050, il bilancio di Eni resta sempre dipendente dall’andamento delle quotazioni del petrolio. E a questo proposito le previsioni per il 2022 di due delle principali società d’investimento internazionali, Goldman Sachs e Schroders (LON:), sono concordi nel vedere il prezzo del barile in ascesa. Damien Courvalin, il capo dell’Energy Reseach Team di Goldman Sachs ha detto 10 giorni fa che è possibile che il greggio raggiunga in futuro i 100 dollari al barile.
Parlando con alcuni giornalisti, Couvalin ha ricordato che la forte domanda internazionale di greggio aveva spinto quest’autunno le quotazioni del barile sopra gli 80 dollari. La diffusione della variante Omicron aveva poi innescato timori di possibili chiusure in diversi Paesi, causando la recente discesa a 70 dollari. Da quel livello le quotazioni del petrolio si stanno rapidamente riprendendo, con gli operatori propensi a dare credito alla tesi secondo cui la variante Omicron, che causa nella maggior parte dei casi una malattia poco grave (soprattutto in persone vaccinate), potrebbe rappresentare la fase finale della pandemia.
Per ora i consumi di idrocarburi risentono ancora della caduta dei trasporti aerei, un po’ per le limitazioni imposte dai governi, un po’ perché le compagnie sono costrette a cancellare i voli per mancanza di piloti e personale di volo malati e contagiati. “Ma tutto questo passerà, i viaggi internazionali riprenderanno più avanti nel 2022”, dice l’economista di Goldman Sachs, che si aspetta un prezzo del barile a 85 dollari nel 2022.

Schroders stima un aumento della domanda di 3,5 milioni di barili al giorno.

Ancora più rialzista l’opinione della britannica Schroders, che prevede per quest’anno quotazioni oltre i 100 dollari al barile a causa della limitatezza delle scorte e dell’aumento della domanda.
Schroders si aspetta che nel 2022 la domanda di greggio salga a 100,23 milioni di barili al giorno, circa 3,5 milioni di barili in più del 2021 e ben al di sopra dei 98,27 milioni di barile del 2019. Questa previsione si basa sulle stime di crescita del Pil, ma una spinta ulteriore alla richiesta di petrolio potrebbe venire dal forte incremento del prezzo del gas, che potrebbe spingere in Europa e in Asia a uno switch dal gas al petrolio, creando una domanda aggiuntiva che potrebbe essere compresa fra 200mila e 1 milione di barili al giorno.
Un altro fattore che potrebbe creare domanda addizionale di greggio è l’incremento del trasporto aereo di merci, che verosimilmente avverrà per accelerare il superamento dei colli di bottiglia nelle catene internazionali delle forniture.
A fronte di questo prevedibile aumento della domanda, dice Schroders, la produzione di greggio resterà limitata. Dopo avere drasticamente tagliato la produzione di 10 milioni di barili al giorno nel 2020, come risposta al collasso della domanda per effetto del Covid, i Paesi dell’Opec + stanno tenendo fede al loro programma di aumenti graduali della produzione al ritmo di 400mila barili in più ogni mese fino a settembre 2022, quando ogni Paese dovrebbe tornare a produrre quanto previsto negli accordi ufficiali dell’Opec. Ma è probabile che quel livello non venga raggiunto, che gli incrementi di produzione si fermino a quanto ogni Paese produceva prima del Covid. Se così fosse, vorrebbe dire che la produzione mondiale di greggio quest’anno salirebbe solo di 1,2 milioni di barili al giorno a fronte di una domanda stimata in crescita di 3,5 milioni di barili. Il risultato, ovviamente, sarebbe un aumento dei prezzi.
Eni ha messo a segno nel 2021 un rialzo del 43% e secondo il consensus degli analisti l’apprezzamento proseguirà nel 2022. La media dei target price di 14,3 euro indica un potenziale di rialzo nei prossimi 12 mesi del 14%.


Fonte

Related Articles

Lascia un Commento