Una minore offerta di moneta può frenare la corsa dei mercati azionari?

da Giuseppe
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La crescita dell’offerta di moneta sta decelerando, ma è ancora lontana da una fase di contrazione vera e propria. Secondo i dati destagionalizzati, la domanda di contante è cresciuta di 83 miliardi di dollari nel mese di febbraio; con gennaio che è stato rivisto al ribasso, passando da 245 miliardi USD “stimati” in precedenza a 176 miliardi.

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L’immagine che mostra la variazione dell’offerta di moneta (M2) in miliardi di USD, mese su mese e depurato dalla stagionalità, mette in evidenza la decelerazione in corso con una riduzione in corso di 53 miliardi di dollari rispetto alla media a 3 mesi.

La Fed offre solo dati settimanali e non destagionalizzati dell’indicatore M2, ma anche in questo caso i dati mostrano come il rimbalzo dell’offerta di moneta è ancora piuttosto debole rispetto alla storia recente.

Nel libro “The Fed Flunks” l’autore (ormai defunto) Robert Wenzel utilizza un tasso di crescita medio di 13 settimane per smussare i dati settimanali forniti ufficialmente dalla Fed. L’obiettivo dello smussamento è ridurre l’incidenza dei dati “anomali” ed instabili che possono fuorviare l’analista. In questo modo ci si concentra esclusivamente sull’andamento “di fondo” potendo più facilmente categorizzare le tendenze di accelerazioni o rallentamento nella crescita di offerta della moneta.

L’immagine che segue si pone proprio quest’obiettivo, evidenziano in verde fasi tendenzialmente di accelerazione, in arancione fasi di rallentamento e in nero i “turning point” tra le due fasi.

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Il grafico seguente esemplifica la stagionalità dell’offerta di moneta e confronta l’anno in corso con gli anni precedenti. E’ evidente che la traiettoria attuale è proiettata verso il basso (proprio come segnalava già la media a 13 settimane di Wenzel. Dato che la Fed sta cercando di frenare il dilagare dell’inflazione, le politiche messe in atto potrebbe causare un’ulteriore decelerazione dell’offerta di moneta da qui ai prossimi mesi.

Poiché la crescita dell’indicatore M2 è stata elevata negli ultimi anni, il mercato si è abituato anch’esso ad un certo livello di crescita, foraggiato dall’espansione monetaria; da un lato questa de-sensibilizzazione alla massa liquida iniettata potrebbe mettere rapidamente sotto pressione il mercato azionario.

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Il signor Wenzel promosse già questa teoria, in realtà “presa in prestito” da Murray Rothbard, secondo la quale forti cali di moneta (che possono sfociare addirittura in un tasso negativo) possono creare problemi di liquidità nel mercato azionario, portando ad un sell-off (una svendita). Benché non sia uno strumento predittivo perfetto, storicamente parlando è possibile valutare una correlazione tra riduzione del tasso di crescita della moneta e crash finanziari (il 2002 ed il 2008 ne sono degli esempi).

Con l’attuale calo, il mercato azionario potrebbe trovare alcuni ostacoli nella sua corsa verso nuovi massimi (almeno nel breve periodo). Come l’immagine dimostra, l’impostazione ribassista è evidente e non “sconta” al suo interno tutta la vicenda Ucraina, ma solo un brevissimo lasso di tempo (in quanto i dati si fermano al 28 febbraio).

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L’attuale decelerazione è degna di nota; se guardiamo a M2 come “al carburante” dei mercati (almeno in parte) se ne può dedurre che le azioni hanno meno energia per mantenere alte le loro quotazioni. Inoltre è mio parere che la Fed non ha ampio spazio di manovra entro cui agire ed l’inevitabile aumento dei tassi (tanto atteso, ma forse anche il meno utile di sempre) porterà meno benefici di quanto Powell stesso si aspetta, generando effetti collaterali al disavanzo di bilancio federale ed in generale all’economia USA.

Ritengo, ad oggi, i metalli preziosi e le commodities degli asset più attraenti rispetto al mercato azionario (non solo per motivi puramente tecnici ed analitici) ma perché è probabile che quest’ultimo debba scontare ancora tutta una serie di eccessi dettati dalla compiacenza accumulata negli anni. Va da sé che le azioni restano comunque un comparto di lungo periodo estremamente efficiente da accumulare soprattutto sulla volatilità generata dalle grandi crisi.


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